mercoledì 21 dicembre 2005

Assolo di Mingus

«Perché continui a scrivere?» domandava incuriosita da tanto interesse per quei messaggi scritti senza destinatario.
«Non posso farne a meno» rispose senza guardarla spostando l'attenzione dal monitor allo stereo che emanava suoni jazz.
Charles Mingus era intento nel suo assolo e la stanza si riempiva di vibrazioni al primo ascolto sconnesse.
Il dubbio come al solito si insinuava in lui facilmente e tutto perdeva d'interesse.
Perse fiducia nelle note, ormai non aspettava più la seguente come speranza di vita per la precedente. In un attimo tutti i suoni furono scissi e cominciando a vagare indipendenti, avvolsero il corpo di lei che osservava il quadro alla parete.
«Scrivo perché voglio aggiungere finalmente la mia voce ad un coro immaginario. Spero che un giorno possa valere quanto un assolo di basso».
«Il jazz è difficile da comprendere, spero che i tuoi assolo siano privi di tante ottave».
L'intento era solo quello di poter dare un'emozione, così come quando dipingeva, senza dover spiegare il perché. I perché sono la morte dei significati. La spiegazione risiede nell'emozione che genera la domanda. E' un circolo vizioso che va fermato sul nascere.
«Ti sto descrivendo. Sei un campo giallo di sole, adesso. Qualcuno non capirà a chi o cosa mi riferisco, ma non per questo me ne rammarico».
La speranza riaffiorava come quando, carico di passione, si sentiva pronto a sfidare il mondo intero solo per una frase letta su un libro.
Ricominciò a scrivere, stavolta senza dirle che pensava a lei. Meglio descrivere la gioia che generava in se senza renderlo noto. Regalare una parte di colei che rappresentava "l'attimo intero" fu per lui un atto dovuto al tempo delle attese, alle pupille del futuro.

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